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Opinione2 settimane fa
La frustrazione di Richard Plugge dopo la morte di Finlay Tarling non è che il ciclismo manchi di dolore — è che ogni espressione di rabbia viene accompagnata da un "ma", e quel "ma" è quello che uccide la responsabilità. La sua proposta concreta: se le strade pubbliche non possono essere completamente messe in sicurezza, sostituire le corse di 200 km da punto a punto con circuiti chiusi di 15–25 km, costruiti come i tracciati di Formula 1.
Tarling, 19 anni, è morto alla Volta a Portugal 2026 dopo una collisione frontale con un'auto in discesa — una corsa che, come la maggior parte degli eventi al di sotto del livello dei Grandi Giri, utilizza chiusure stradali parziali anziché strade completamente sigillate. La posizione di Plugge è che SafeR, l'iniziativa di sicurezza della UCI nata tre anni fa, è diventata una macchina di compromessi politici piuttosto che uno standard di sicurezza senza compromessi. Il formato su circuito che sta proponendo non è un ritocco marginale; è una ripensamento strutturale di come il ciclismo professionistico viene organizzato — il tipo di cambiamento che le "storie di ma" dello sport hanno impedito per anni.

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