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Opinione2 settimane fa
Van Aert ha simulato il circuito di Monaco, ha dedicato settimane extra alla sua bici da cronometro, e ha comunque terminato 9 secondi dietro Pogačar — perché su 25 curve in 9,4 km, la potenza esplosiva conta meno di dove perdi velocità. Il margine in vetta ha detto tutto: Pogačar ha battuto Hayter per 0,09 secondi, un distacco deciso dalla guida, non dai watt.
Prima della tappa, Van Aert aveva dichiarato a Het Laatste Nieuws che le curve "certamente non giocano contro di me" e che gli sforzi brevi dipendono da "pura potenza" — una lettura che il circuito di Monaco ha smentito categoricamente. Aveva persino ricreato il percorso in allenamento per colmare il divario tra preparazione ed esecuzione. Non è bastato: ottavo posto, 9 secondi di ritardo, maglia roja persa a favore di un corridore che ha capito come i punti di frenata, non l'output di potenza, scrivessero il risultato nella prima tappa della Vuelta a España 2026.

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